Luca 10,38-42 - Marta e Maria

Luca 10,38-42 - Marta e Maria

Luca 10,38-42
Marta e Maria




 38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

(Bibbia CEI 2008)

Commento:

Luca 10,38-42


Quanto accade in casa di Marta e Maria è da leggersi con le pericopi subito precedenti: l’accoglienza di Gesù (vv. 13-16), il riconoscimento della visita di Dio (vv. 21-24) e il dialogo con il dottore della Legge (vv. 25-28).

  • Riconoscere in Gesù la visita di Dio. Marta e Maria accolgono Gesù «mentre è in cammino». È il cammino della vita, nella quale il Signore fa visita. Ha inviato davanti a sé i Settantadue perché annuncino che il regno è vicino. Alcuni hanno fatto buona accoglienza ai missionari; altri, invece, hanno rifiutato. L’incrociarsi dei cammini spesso suscita il desiderio di accoglienza (Lc 9,57; 24,13).

Focalizziamo l’attenzione sulle due sorelle. Marta è concentrata su di sé. Fa entrare il Signore nella sua casa, ma è distolta e in affanno per i servizi. Quando parla con Gesù desidera richiamare l’attenzione e l’approvazione su se stessa. Maria è concentrata su Gesù. Non parla e ci consegna un atteggiamento: seduta ascolta. Gesù invece parla.

Sciogliendo la simbolica delle allegorie, Marta è il dottore della Legge che si affanna nelle cose da «fare per ereditare la vita eterna» (v. 25). È Israele che vorrebbe «giustificarsi» (v. 29), ponendo il vanto e la fiducia nelle opere della carne (Fil 3,1-11), ma non ha circonciso il cuore (Ger 9,25; At 7,51; Rm 2,26). Maria è immagine, invece, di quello che dovrebbe essere la Chiesa. Scelgo il condizionale perché è evidente che non basti un titolo, un colletto, un velo, una generosa offerta, un manipolo di seguaci o una targa in marmo - memoria fredda delle gesta e delle beneficienze - per appartenere alla Chiesa e quindi aver automaticamente accolto il Signore. Come Maria, l’accoglienza accade quando la propria vita è tutta davanti al Signore e lascia parlare la sua Parola (non la propria). Non chiunque dice «Signore! Signore!» o chi vanta di aver profetato e operato nel suo nome è subito riconosciuto (Mt 7,21-23), ma chi ascolta la Parola e la mette in pratica (Lc 8,19-21).

  • Non t’importa!? Mi piace questa esclamazione perché nella domanda/biasimo c’è un giudizio su Gesù al quale egli risponde insegnando all’interlocutore cosa sia davvero importante. Il discernimento è tra ciò che vale e ciò che è vano.

Nell’accogliere Gesù vale il servizio di Marta? Certamente! Se così non fosse, come spiegare quando Luca riferisce circa le donne al seguito di Gesù in 8,1-3? Marta però è distratta da quei servizi, i quali diventano l’unico motivo del suo agire. Ella lavora per se stessa. L’ospitalità che offre è l’opposto di quello che insegna la Scrittura con la vicenda di Abramo e i viandanti (Gen 18,1-10a). Senza dubbio il racconto del Genesi è tipologico, ma ci aiuta a valutare l’umiltà o la superbia nel servizio. Abramo minimizza il suo sforzo (un po’ d’acqua e un boccone; Gen 18,5), quando in realtà ha preparato un pranzo di festa (Gen 18,6-8). Maria è in piedi e sovrasta Marta e Gesù. Abramo è in piedi, ma non sovrasta perché è lì per ascoltare la parola del mistero che gli ospiti portano con loro.

Nel biasimo di Marta verso Maria, il giudizio cade anche su Gesù: “Signore, non hai visto cosa faccio? Non approvi il mio agitarmi, piuttosto che il suo star ferma? Siccome è così, non t’importa di me!” Quante volte nella preghiera è successo anche a noi di dire al Signore che tutto il nostro sforzo è caduto nel nulla. Non ci ha guardato. Non ci ha premiato come meriteremmo. La storia non finisce con lo sfogo. Ascoltiamo la risposta di Gesù.

«Non t’importa» è comune a Mc 4,38: i discepoli gridano nella tempesta, impauriti dal rischio di morire. Gesù, svegliato dal sonno, li rimprovera quali gente dalla fede piccola. La risposta a Marta ha poi un parallelo in Mc 8,14-21: i discepoli hanno portato sulla barca un solo pane e temono di patire la fame. Non capiscono che il pane di cui hanno bisogno per vivere è Gesù e lui è già con loro.

Così Maria ha compreso che la sua vita dipende dalla presenza di Gesù. Lui è il pane della vita (Gv 6,35), l’unico pasto / l’unica cosa necessaria di cui c’è bisogno. Marta prepara molte cose per il pasto. Gesù si fa pasto di vita per i suoi (Gv 6,57; 1Cor 11,26). Maria, come Maria di Nazareth, ha scoperto questo e con il suo atteggiamento silenzioso dice al Signore «Eccomi» (Lc 1,38). Marta è richiamata due volte con la stessa solennità riservata a Mosè (Es 3,4), Samuele (1Sam 3,10) e Saulo (At 9,4) perché anche lei possa rispondere con il suo “Eccomi!”

  • La parte migliore. Ecco un secondo collegamento con il dottore della Legge. La parte è l’eredità del padre per i figli (Lc 15,12). Maria ha riconosciuto con i saggi di Israele che «Il Signore è mia parte di eredità» (Sal 16,5) e che appartengo a Dio perché anch’Egli mi considera suo (Dt 32,9). Marta, come il dottore, deve accogliere l’invito a farsi vicino/prossimo dei fratelli e come Maria desiderare l’unica cosa necessaria: stare con il Signore (Sal 27,4).

Nella nostra vita siamo un po’ tutti i protagonisti del Vangelo. Siamo Marta quando mettiamo al centro del cuore il desiderio di riconoscimento assoluto e siamo Maria quando l’animo si ferma a cercare il riposo nel Signore. Questo Vangelo non è una critica all’impegno, ma certamente ci fa guardare dentro e chiedere: quello che faccio perché lo faccio? La mia vita cresce e fa crescere quella degli altri o come un narcisista i metri di giudizio siamo io e i miei bisogni?



Ospitalità: Gen 18; Es 2,20-22; Lv 25,40; Gdc 4,18; 1Re 13; 17,7-24; 2Re 4,8-17; Tb 7,1-11; Mt 25,35; Lc 14,13; 19,6; Gv 4,40; At 10,48; Rm 12,13; 16,23; Fm 17-18; Eb 13,2; Gc 2,25; 1Pt 4,9; Ap 3,20;

Parte/eredità: Gen 27,38-40; 31,14; Es 34,9; Nm 18,20; Dt 9,26; 10,9; Gs 13,33; 1Sam 26,19; Sal 16,5; 68,10; 127,3; Sir 24,12; 45,22; Is 19,25; Ger 37,12; Lam 3,24; Ez 44,28; Mt 5,3-5; 19,29; Lc 12,13; Gv 13,8; Ef 1,14; Col 3,24; 1Pt 1,4.

Luca 10,38-42 - Marta e Maria

Marta accoglie il Signore e ne cerca l'approvazione per il molto fare; Maria in silenzio, seduta, accoglie il maestro. Eredità eterna è Gesù ora presente in casa

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