Giovanni 13

Capite quello che ho fatto per voi?

Sei in > Tutta la Scrittura > Vangeli e Atti
precedente vv. 1-5 | successivo vv. 13-20
Ricerca nel Blog
Se cerchi qualcosa, usa questo strumento.

vv. 6-12

6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!».
10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti».
11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?»
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Mt 25 | Mc 9,35 | Lc 7,36-50; 22,30; 24,21 | Gv 8,28; 12,26; 15,15; 18,36 | At 1,6 | Rm 1,1 | 1Cor 4,1; 9,19 | Ef 6,6

Nella cena consumata con i discepoli prima della Pasqua, Gesù lascia il testamento spirituale del «Signore e Maestro» (vv. 13-14) nei significativi monumenti spirituali: lavanda dei piedi, vita sacramentale nell’Eucarestia, Riconciliazione e Ordine, i discorsi nella cena e le preghiere. In questi versetti il dialogo tra Pietro e Gesù si apre ai discepoli di tutta la storia con la domanda: «Capisci ciò che ho fatto per te?»

  • Il dialogo tra Pietro e Gesù: la reazione di Pietro potrebbe essere anche la nostra ed è stata sicuramente quella di un po’ tutti i discepoli. Chissà cosa avrà pensato Giuda Iscariota (nominato al v. 2 e sottinteso nel v. 10) o come avranno reagito i primi cristiani ascoltando il racconto dei testimoni di quella sera. Pietro chiama Gesù Signore perché è superiore e perché è il maestro. La superiorità di Gesù però è interpretata come dominio, come confessano i due di Emmaus (Lc 24,21) e come continueranno a intendere i discepoli davanti al Risorto (At 1,6). Questa signoria della potenza e della forza è però un’idea applicata a Gesù e non la verità della sua missione. Manca la comprensione del servizio come misura dell’amore per questo non si dice che Gesù tolga il grembiule nel rivestirsi. È come se lo tenesse con sé per sempre. La croce sarà poi il segno della regalità suprema non perché dominio di un Re che elimina il peccatore, ma come servizio che lo risolleva.
  • I piedi, le mani, il capo: la Scrittura utilizza due modi per indicare l’uomo nei tratti corporei. Il primo è quello della totalità per cui ci si riferisce all’interezza della persona con i termini corpo, carne, anima, spirito. Il secondo è quello delle parti per cui si nomina un organo per indicare la persona intera o una sfumatura del comportamento e dell’azione. Lavare tutto il corpo è il coinvolgimento della vita intera. I primi cristiani avranno forse letto tra queste righe un discorso penitenziale per cui Pietro avrebbe riconosciuto di dover essere purificato totalmente da Gesù. Gesù continua ciò che ha iniziato e lava i piedi che sono immagine del cammino. Pietro deve continuare a essere discepolo (camminare dietro al maestro) e apostolo (camminare per portare il Vangelo agli altri). Il cammino con Gesù e nel nome di Gesù sarà la sua testimonianza del maestro.
  • Sapete quello che ho fatto per voi? Mio Signore, Gesù! Se noi fossimo davvero consapevoli di quanto hai fatto per noi, da tempo ci saremmo convertiti a te. Da tempo avremmo lavato i piedi dei nostri fratelli con le lacrime della gioia della tua misericordia, che copiose sarebbero scese dai nostri occhi come dalla donna che in casa di Simone il fariseo ti lavò i piedi con le sue (Lc 7,36-50).

Il sapere di cui parla Gesù è la consapevolezza dell’identità del maestro e della sua opera per noi. Tale consapevolezza mi richiama il metodo ignaziano degli Esercizi e delle contemplazioni. Testimonio, come esercitante e come predicatore, che la grazia di Dio davvero opera accrescendo l’amore e la consapevolezza di chi si fa guidare dalla Parola e dallo Spirito. Come insegna Ignazio, possiamo ripetere: «Signore, dammi il tuo amore e la tua grazia; questo mi basta» (Esercizi Spirituali 234). Inoltre è bello pregare con questi versetti guidati da “Servire è regnare” delle Gen Verde.



Paralleli e approfondimenti

  • Comprensione della regalità nella croce: Lc 22,30; Gv 8,28; 18,36; 
  • Servire (nel senso di questi vv.): Mt 25; Mc 9,35; Gv 12,26; 15,15; Rm 1,1; 1Cor 4,1; 9,19; Ef 6,6.



© Don Cosimo Quaranta

Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano evangelico lo troviamo:
  • Giovedì Santo, Messa in Coena Domini
  • ...
Nel Breviario non troviamo questa pericope. 

In altri riti:
  • ...
TAg di riflessione e commento
  • Pasqua
  • Lavanda dei piedi
  • Servizio
  • Spogliarsi
  • Rivestirsi
  • Grembiule
  • Cena
  • Giuda Iscariota
  • Tradire
  • Ascensione
  • Passaggio

Ultimi aggiornamenti dal blog

Salmo 94 (93) - Vendicatore di giustizia

Il titolo di vendicatore è una parola forte, ma scopriamo che il desiderio umano di vendetta è assunto da Dio nel momento in cui abitando nel cuore di chi lo accoglie, Egli può cambiare nella misericordia il malvagio verso il bene

Continua...
Geremia 1,1-3 - Parole di Geremia

L'apertura del libro di Geremia colloca il profeta nelle dimensioni spazio-temporali della sua attività. Quarant'anni, numero caro alla teologia deuteronomista, e vicinanza/lontananza da Gerusalemme

Continua...
Geremia 1,4-19 - Prima di formarti

La vocazione del profeta è la chiamata ad una relazione profonda con Dio. Geremia vivrà la vita come un dono per il popolo che si è allontanato dalla fedeltà e che Dio ama ancora profondamente e chiama a conversione

Continua...