Isaia 49

Secondo canto del servo

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vv. 1-7

1 Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all'ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
3 Mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria".
Io ho risposto: "Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio".
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
- poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza -
6 e ha detto: "È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d'Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all'estremità della terra".
7 Così dice il Signore,
il redentore d'Israele, il suo Santo,
a colui che è disprezzato, rifiutato dalle nazioni,
schiavo dei potenti:
"I re vedranno e si alzeranno in piedi,
i prìncipi si prostreranno,
a causa del Signore che è fedele,
del Santo d'Israele che ti ha scelto".
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:

Dt 7,8 | Sal 11,2 | Pro 25,18 | Sir 19,12 | Is 41,1; 42,1-6; 50; 51,4; 53; 60,3 | Ger 1,5; 20,11 | Mt 5,8 | Lc 2,32 | Gv 1,29.36 | At 10,34-35; 13,47 | Eb 4,12-13

    Il testo appartiene al secondo Isaia (40-55), successivo a Isaia 1-39 di almeno oltre un secolo. Dal tono dei lamenti di questi capitoli, sembra che si viva in un periodo di diffusa rassegnazione; molti Israeliti esiliati a causa della dominazione straniera si sentono abbandonati e delusi da Dio. Giuda ha subito la dominazione degli Assiri prima, poi Medi e Babilonesi e infine i Persiani di Ciro. I versetti che ora leggiamo sono il secondo canto del Servo di YHWH la cui sofferenza è legata ad altri temi cari a Isaia: elezione, Parola e fedeltà di Dio.

    Il primo canto è nel capitolo 42, il terzo nel 50 e il quarto nel 53.

    • Elezione divina. Non è specificato chi sia il servo. Il valore è molteplice. Potrebbe essere Israele come popolo, ma anche un condottiero singolo. L’incipit in cui si chiama all’ascolto “isole e nazioni lontane” (v. 1) è parallelo a 41,1 in cui si esalta il persiano Ciro come inviato di Dio e liberatore del popolo. È un uomo estraneo alla fede di Israele, ma seppur inconsapevole è nella volontà di YHWH. Il “servo” è comunque un eletto, destinatario della predilezione divina fin dal grembo materno, come il profeta Geremia (Ger 1,5). Potremmo pensare che il servo sia anche il profeta stesso. A chiunque ci si riferisca, servo è colui che è stato chiamato per realizzare il desiderio di bene che abita il cuore di Dio e in questo possiamo leggere la vocazione personale di ciascuno di noi. Gesù è indicato dal Battista come il “servo/agnello” (Gv 1,29.36) di Dio e Pietro affermerà che “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga (At 10,34-35).
    • Parola e fedeltà di Dio. Spada, freccia e faretra sono immagini belliche che non servono a incutere terrore, ma a descrivere la forza e l’efficacia della parola di Dio. La Parola di Dio non è addomesticabile dalle nostre parole, ma come una spada può tagliare e come una freccia penetrare (Eb 4,12-13). L’origine è esterna a noi, ma il punto d’arrivo è l’anima (Eb 4,12). Circa l’immagine della freccia, in Sal 11,2 - Pro 25,18 e Sir 19,12 è simbolo delle cattive parole che fanno male. Il servo di YHWH ha la bocca come freccia appuntita non per il male, ma anzi per combatterlo e vincerlo. I segni della vittoria sono la riconciliazione di Giacobbe e la pace per tutto Israele (v. 6). Purtroppo chi si impegna per il bene è osteggiato dal maligno. Per questo il servo sopporta la fatica (v. 4) e il rifiuto (v. 7). Il Signore è il vero forte (v. 5; Ger 20,11) che può rendere forti i suoi eletti e questa è la nostra speranza.  

    Pensare che il servo di Dio sia un eroe fuori dal comune vivere quotidiano non ci fa sentire la carica personale del messaggio di salvezza. Dio non vuole eroi, ma figli che vivano da fratelli. Sceglie me e te che leggi perché ci ama (Dt 7,8) e si comunica perché possiamo essere luce del mondo. Questa parola per noi è attuale quando pensiamo a quanti hanno perso la libertà vittime di un vizio, di un peccato o dell’ingiustizia esterna. Vizio e peccato sono schiavitù che lacerano l’anima e nella mancanza di libertà c’è bisogno di un fratello che come liberatore si metta al servizio della mia povertà. L’ingiustizia esterna è il tormento del male senza colpa per cui non esiste risposta soddisfacente se non un amore più grande e capace di liberare.



    Paralleli e approfondimenti

    • Luce del mondo: Mt 5,14;
    • Luce delle nazioni: Is 42,6; 51,4; 60,3; Lc 2,32; At 13,47.

    © don Cosimo Quaranta

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