Luca 24

I discepoli di Emmaus

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vv. 17-27

17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?»
Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» 
27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi
1Mac 4,1-26 | Is 7,10-17 | Gio 2,1 | Mt 1,23; 12,40; 23,4; 26,61; 27,40.63; 28,20 | Mc 8,31; 9,31; 10,34; 14,58; 15,29 | Lc 2,46; 24,13 | Gv 1,18; 2,19-20 | At 9,9; 18,10 | Ap 21,3

Lungo la via della delusione e della frustrazione per il fallimento del «profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo», il Risorto si accosta ai suoi e percorre la stessa direzione dello scoramento. Divido la narrazione in tre sezioni (13-16; 17-27; 28-35); qui considero la seconda.

  • Che sono questi discorsi? I due parlano di Gesù, eppure non lo riconoscono. Nell’azione del Signore c’è una dinamica pedagogica dell’accompagnamento che sa di fraternità e paternità insieme. Essi parlano di lui, ma Gesù non si impone perché lo riconoscano. Lascia prima che tirino fuori tutto il groviglio di pensieri, sentimenti e amarezze. Così si sente chiamare per nome (Gesù), per provenienza e appellativo (Nazareno) e per l’identificativo della missione (profeta potente). Cosa manca per riconoscerlo davvero? Prima che questi possano aprire gli occhi, Gesù continua ad essere ciò per cui è venuto nel mondo, essere il Dio-con-noi Emmanuele, conversando con loro delle cose di cui stavano già discutendo.
  • Noi speravamo, ci hanno sconvolti, son passati tre giorni. L’unico del quale sappiamo il nome, Cleopa, risponde per entrambi. La conoscenza delle Scritture e di Gesù è sicura, ma tutto si ferma davanti alla novità della risurrezione, difficile da comprendere e accettare. Sono addirittura sconvolti e senza più speranza.
  • Hanno visto / non l’hanno visto. L’opposizione vedere/non-vedere riguarda la sensibilità visiva dei protagonisti ed è stimolata anche in noi lettori. I due vedono Gesù, ma non lo riconoscono. Le donne vedono gli angeli, ma non la salma. Alcuni discepoli vedono come le donne e dunque non Gesù. Nel vedere sono focalizzati dettagli esteriori: un viandante, la tomba, gli angeli. La non visione invece è causata dalla mancanza di profondità. In essa è comune la conferma dell’intenzione con cui si era partiti: Gesù non c’è e dunque non c’è verità alcuna da credere. È come un gioco psicologico in cui il negativo di partenza è rafforzato nella conclusione: è morto; non si vede; dunque è definitivamente morto. È tutto finito.
  • Egli spiegò loro in tutte le Scritture. Gesù fa l’esegesi di se stesso e della croce. Essi conoscevano bene la Scrittura come lettere mandate giù a memoria, non come parola viva che può far vivere (Mt 23,4). Gesù è l’esegeta del Padre (Gv 1,18), ora apre alla comprensione camminando come Dio-con-noi e mostrando in se stesso come la sofferenza patita sulla croce sia stata un passaggio alla vita.

Nel momento del dolore, davanti alla croce, non era possibile comprendere tutto questo. Anche noi, nella prova non abbiamo facilmente la visione di una possibile risurrezione. La croce, infatti, non è romanticismo, ma sofferenza crudele e morte. È necessario allora che il nostro cammino diventi condiviso con il Crocifisso Risorto. La certezza della Pasqua è un dono suo e con lui è necessario camminare e dialogare.

Qual è il modo che il Signore sceglie per partecipare al nostro quotidiano? Anzitutto è morto in croce per me. Questo mistero è da contemplare profondamente. Ai discepoli poi si mostra come fratello perché compagno e come padre perché ha cura del loro cuore. E io ho i sensi del cuore aperti al Risorto che mi cammina accanto?


Paralleli e approfondimenti

  • Emmaus: 1Mac 4,1-26; Lc 24,13; 
  • Emmanuele: Is 7,10-17; Mt 1,23; 28,20; At 18,10; Ap 21,3; 
  • Tre giorni: Gio 2,1; Mt 12,40; 26,61; 27,40.63; Mc 8,31; 9,31; 10,34; 14,58; 15,29; Lc 2,46; Gv 2,19-20; At 9,9.


© don Cosimo Quaranta

Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano evangelico lo troviamo:
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