Giovanni 10

Il buon pastore o pastore bello

Sei in > Tutta la Scrittura > Vangeli e Atti
precedente vv. 9,35-41 | successivo vv. 7-10
Ricerca nel Blog
Se cerchi qualcosa, usa questo strumento.

vv. 1-6

1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi
Sal 23; 32; 49 | Mi 2,13 | Gv 14,16; 21,15ss. | Ap 3,20

Io sono la porta Gesù disse "Io sono la porta" attraverso di lui il pascolo e la vita piena

Il capitolo 10 inizia con il duplice “Amen” tradotto con “In verità”. Nel Vangelo di Giovanni questa locuzione indica che quanto segue è parola di rivelazione e la sua autorità è divina. Gesù sta comunicando una verità che è un carattere della divinità. Nel testo precedente abbiamo letto della disputa con i farisei dopo la guarigione del cieco. Essi, pastori ciechi, pretendono di guidare il gregge di Dio opprimendolo. La Legge, che è cosa buona, è usata come peso imposto e non fa più vivere.

Manca in questi primi versetti l’indicazione temporale. La troviamo al v. 22 quando si specifica che siamo nella festa della Dedicazione a Gerusalemme.

Recinto qui è “aulén”, stesso termine per indicare il cortile del Tempio. Cosa vuol dire Gesù? Con questo racconto Gesù fa vedere che c’è stata una violazione della dimensione sacra dell’esistenza umana. Il Tempio di Dio è l’uomo in cui abita lo Spirito (1Cor 3,16) e questo spazio è stato violato dal peccato e dal male che entra nella vita per distruggere e rubare. Entrare dalla porta è azione del pastore che guida, accompagna e custodisce le pecore. In Apocalisse 3,20 leggiamo che il Signore sta alla porta della vita e bussa cercando la comunione con i suoi. La porta negli scritti di San Giovanni è sia Gesù stesso (più avanti si definisce porta del recinto delle pecore), ma anche il credente (Ap 3). È il segno di una identità tra creatura e Creatore molto profonda. La coscienza è ciò che nell’uomo agisce per aprire la porta della vita. A chi si sta aprendo la porta attraverso la scelta fondamentale definitiva e con le opzioni categoriali di ogni giorno?

Che cosa viene distrutto dal male e dal peccato? Anzitutto l’immagine di figlio di Dio. Ciò che è scritto in profondità è l’immagine del Creatore (Gen 1-2; Sap 2-3; Mt 22,21) e per l’azione deturpante del maligno che è ladro (qui è kléptos, colui che prende abusivamente per sé) ed è brigante (lestés ovvero predone).

Recinto, cortile, farisei, pastori, predoni… e Gesù che cosa fa? Chi è? Dicendo ciò che il Signore fa, affermiamo chi Egli sia e viceversa. Troviamo in questo capitolo tre immagini legate al mondo della pastorizia, che gli uditori del tempo potevano comprendere bene, e che diventano luce anche per la nostra riflessione: pastore, recinto, porta del recinto.

Nella relazione tra pecore e pastore è fondamentale la voce. Essa è segnata da un timbro unico e irripetibile. Le pecore attente alla voce sicura, riconoscono e seguono quella del pastore. L’estraneo non lo seguono. Quale voce riempie quotidianamente i miei pensieri, guida i miei gesti, illumina i miei sentieri? Nel Salmo 23 il pastore dà sicurezza anche quando è lontano e assente e ha lasciato come segno il solo bastone appoggiato a un albero o un muretto. Dunque quando si è con Lui anche nel silenzio senza voce ci può essere pace “perché tu sei con me”. Tutta la vita è allenamento a riconoscere e seguire la voce. Dio si mostra pastore quando guida Israele fuori dall’Egitto (Esodo 14-15), Davide è il pastore scelto come guida per il popolo ormai stabile in terra di Canaan (libri storici e sapienziali), Gesù è il pastore che chiama per nome ciascuna pecora come il Creatore fa con le stelle (Sal 147,4).


Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano evangelico lo troviamo:
Nel Breviario non troviamo questo testo. 

In altri riti:
  • ...
TAg di riflessione e commento
  • Pastore
  • Guidare
  • Recinto
  • Tempio
  • Voce
  • Per nome
  • Condurre
  • Seguire
  • Chiamare

Ultimi aggiornamenti dal blog

1Timòteo 6,11-16 - La buona battaglia

La manifestazione di Dio in Gesù è il segno visibile della carità divina per l'umanità. La vita di Timòteo dà a sua volta testimonianza di Cristo e lo rende presente nell'attesa dell'incontro finale

Continua...
Salmo 146 (145) - Terzo Hallel

Si apre l'ultimo Hallel del Salterio. La lode al Signore è anzitutto racconto delle opere della sua bontà. Egli è il Signore, il re, il primo... eppure sta dalla parte dell'ultimo. Alleluia!

Continua...
Amos 6 - Non siete i migliori

Samaria e Giuda godono e gozzovigliano in ciò che credono dar loro forza, le conquiste e le ricchezze materiali. Non si rendono conto che l'Assiria è alle porte e la morte che porterà sarà una devastazione materiale e spirituale

Continua...
Luca 16,1-8 - L'amministratore disonesto

Il Signore della vita è uno soltanto e noi siamo amministratori del dono che ci fa. Anzitutto della chiamata all'esistenza, poi di tutti i doni creati, tra cui i fratelli. Scaltrezza è non lasciarsi possedere il cuore dalle cose.

Continua...