Genesi 11

Babele

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vv. 1-9

1 Tutta la terra aveva un'unica lingua e uniche parole. 2 Emigrando dall'oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. 4 Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: "Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un'unica lingua; questo è l'inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Gen 10,10 | Dt 32,8 | Sap 10,5 | Ger 51 | Gv 10,16; 11,52 | At 2 | Ap 7-8; 18

L’episodio di Babele, appena una decina di versetti, è singolare e ha eco nel resto della Scrittura. L’intento dell’autore è continuare a spiegare la diversità dei popoli sulla terra e i legami, insieme a quanto descritto con le tavole genealogiche. Differenza palese è che la tavola dei popoli (cap. 10) è segno positivo della benedizione di Dio a Noè e i suoi figli, popolo nuovo purificato dal male, mentre Babele è negativa: l’umanità subisce separazione e confusione per la superbia.

Alcuni punti di riflessione sull’episodio e le risonanze nel resto della Bibbia:

  • L’episodio. Il fatto in sé è semplice: tutti hanno un’unica terra, lingua, parole e popolo. Siamo in Mesopotamia (Sinar, Babilonia), nel regno di Nimrod su Babele secondo 10,10. La torre è verosimilmente una ziggurât (montagna sacra su cui riposa la divinità), simbolo della superbia umana che desidera raggiungere il cielo con le proprie forze. Si decide di costruire città e torre per toccare il cielo, farsi un nome (Babele significa “porta di Dio”) e non disperdersi più. Dio vede l’opera degli uomini, scende a confondere le lingue e si interrompe la costruzione della città (verosimilmente anche della torre). A differenza dell’immaginario comune, non leggiamo che furono distrutte, ma interrotte. È distrutta invece l’arroganza e si perde l’unità della famiglia umana, sparsa per tutta la terra (come in 9,19 e 10,32).
  • Il significato. Babele è l’immagine archetipica dell’idolatria e del desiderio di esibire la forza. Gli uomini hanno l’obiettivo di rendersi immortali (farsi un nome), dimenticando la benedizione che li aveva già resi signori della terra (Noè cap. 9).
Eco e risonanze nella Scrittura:
  • L’Altissimo divideva i popoli (Dt 32,8). Cantico di Mosè: esalta Dio come pastore del popolo (come Gesù in Gv 10,16 e 11,52). Egli è unico e con provvidenza guida Israele, scelto in mezzo a tutti i popoli, per manifestare il suo amore, la vicinanza e ricondurre a Sè ogni uomo. Dio è provvido anche quando il popolo è ribelle, lo purifica dal male (Dt 32,43) e manifesta amore paterno.
  • Quando i popoli furono confusi (Sap 10,5). La Sapienza di Dio custodisce gli uomini anche quando non ne sono consapevoli, sempre agisce bene. Elimina la superbia per ridonare unità all’umanità. Dopo Babele, nonostante il male diffuso, riconobbe la giustizia di Abramo e lo elesse segno di benedizione per tutti, lo rese forte nel sacrificio e lo conservò gradito a Dio.
  • Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo… (Ger 51,53). Dio, attraverso il profeta, dichiara la fine della superbia, dell’idolatria e dell’orgoglio umano.
  • Sentivano parlare nella propria lingua (At 2,6). Il miracolo di Pentecoste negli Atti è il ristabilimento dell’unità perduta a Babele. La missione affidata agli apostoli è accompagnata dal segno delle lingue che significa l’universalità dell’amore di Dio.
  • Da ogni nazione sotto un’unico pastore (Ap 7). Il regno di Dio è il ristabilimento dell’unità persa, ma riguadagnata in Cristo, agnello e pastore del popolo nuovo.


Paralleli e approfondimenti

  • Babele come separazione (Genesi 10,10; Deuteronomio 32,8; Sapienza 10,5)
  • Ristabilimento dell’unità (Giovanni 10,16; 11,52; Atti 2; Apocalisse 7)
  • Idolatria di Babilonia (Geremia 51) e caduta (Apocalisse 8; 18)

© don Cosimo Quaranta

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