Colossesi 1

Paolo ministro di Cristo

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vv. 21-29

21Un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive; 22ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui; 23purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.
24Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, 26il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. 27A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. 28È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. 29Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Sal 22; 69,19-22 | Is 50,6; 52,13-53,12 | Mt 16,21; 26,1-27,59 (e //i) | Mc 8,31; 9,12; 10,38; 16,15 | Lc 9,22; 17,25 | At 9,13 | Rm 8,17-18; 15,19; 16,25 | 1Cor 1,8; 2,6 | 2Cor 3,6; 4,8-10; 5,21; 7,4; 12,10 | Gal 2,8 | Ef 2,1.14-16; 3,1.7.20; 4,13.18-19; 5,27 | Fil 3,10; 2,13; 4,13 | 2Ts 1,11 | Eb 4,15; 5,8; 7,27; 13,12 | 1Pt 2,21-24; 4,1 | 1Gv 3,16

Consideriamo due paragrafi insieme per la chiusura del primo capitolo. I vv. 21-23 e 24-29 sono rispettivamente la conclusione dell’introduzione della lettera (vv. 3-23) e l’incipit del corpo del testo (1,24-4,1). Nel v. 23 Paolo compare in prima persona. Egli è ministro del Vangelo dal quale nascono la fede e la speranza.

  • I Colossesi da estranei a familiari di Dio. La comunione con Dio è dono divino. Gesù realizza in sé l’unione che l’uomo non può compiere con le sue sole forze. Sono forti i termini che Paolo usa per descrivere la situazione dei Colossesi senza Cristo e la sua azione. Per questi dice «stranieri e nemici» e il riferimento è alla vita contaminata dal male. Similmente scrive agli Efesini: «voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati» (Ef 2,1) ed «estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza e della durezza del cuore» (Ef 4,18; riferito ai pagani). Stranieri e nemici significa, dunque, essere in una situazione di lontananza ed estraneità. La riconciliazione avviene per l’opera redentrice di Cristo. Per sottolinearne la concretezza, l’efficacia e la grandezza accosta tre termini: «corpo» (σώματι), «carne» (σαρκὸς) e «morte» (θανάτου; v. 22). Il termine che indica il “corpo” è quello classico per la materialità fisica esteriore, mentre “carne” rimanda alla fragilità e alla sottomissione al peccato (Rm 8,3; Eb 4,15). In questa concretezza dell’incarnazione è la salvezza. Ai tre termini riferiti a Cristo, Paolo ne fa seguire tre per i Colossesi: «santi, immacolati e irreprensibili» (v. 22). Essi dicono la grazia e la forza di vivere conformemente ad essa.
  • Ministro del Vangelo. Accomuna i due gruppi di versetti il tema di Paolo ministro del Vangelo. Nel v. 23 esso è la fonte della fede e della speranza. È stato annunciato a tutti. Paolo non ha risparmiato forze perché venisse proclamato. I Colossesi ne sono una testimonianza dato che sono figli dell’annuncio di persone che hanno ascoltato Paolo. Epafra (Col 1,7) ha ascoltato la predicazione di Paolo (probabilmente a Efeso) e ha a sua volta evangelizzato Colossi. Paolo si dichiara «lieto nelle sofferenze» (v. 24), cosa che ci fa pensare che mentre scrive sia a Roma, in prigione. Lì apprende anche della fede delle comunità di Laodicèa e Geràpoli (Col 4,13). Cosa significa questo? Paolo non è proprietario del messaggio che annuncia, ma ne è al servizio. Il «mistero nascosto da secoli e da generazioni» (v. 26) è «Cristo in voi, speranza della gloria» (v. 27). Lui è il centro dell’annuncio. Da Cristo soltanto vengono sapienza e pienezza di vita (v. 28).
  • Ciò che manca nella carne di Paolo. Attenzione all'espressione del v. 24! Sbagliare le virgole fa intendere l’inciso «ciò che manca nella carne» come riferito a Cristo. Paolo, invece, sta parlando di se stesso. Egli sta parlando delle proprie sofferenze (la prigionia, le persecuzioni, la lontananza dalle comunità) e afferma che le sopporta nel proprio corpo, offrendole a favore della Chiesa corpo di Cristo. Nella propria carne l’apostolo fa vivere Cristo e come quegli patì - «nel corpo della sua carne mediante la morte» (v. 22) - così Paolo considera le sue sofferenze per la Chiesa un essere simile a Cristo. La carne fa da gancio letterario tra i vv. 21-23 e 24-29; nel primo gruppo è la carne di Cristo, nel secondo quella di Paolo.

Cristo ha compiuto perfettamente in sé la riconciliazione come ha già scritto nell’inno in 1,19-20 e come più avanti ribadisce in 2,9-14 e 3,1: «siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù». Vi è, dunque, un prima e dopo nel tempo storico personale e il punto di svolta è Cristo Gesù. La «ricchezza» (v. 27) che rende «perfetto» è Cristo stesso. «Un tempo» (v. 21) lontani da lui si è come estranei, ma «ora» (v. 22) egli si è fatto vicino e ha riconciliato in se stesso ciò che ci separa dalla pienezza di vita. Ciò che era «nascosto», ora è «manifestato» e «santi» (v. 26) sono quanti accolgono Gesù. A costoro egli non manca di dare «forza/energia» e agisce in loro (Ef 3,20).


Paralleli e approfondimenti

  • Rimandi all’epistolario paolino: Rm 8,17-18; 15,19; 16,25; 1Cor 1,8; 2,6; 2Cor 3,6; 4,8-10; 5,21; 7,4; 12,10; Gal 2,8; Ef 2,1; 2,14-16; 3,1.7; 4,13.18-19; 5,27; Fil 3,10; 2,13; 4,13; 2Ts 1,11;
  • Patimenti di Cristo, rilettura dell’AT: Sal 22; 69,19-22; Is 50,6; 52,13-53,12;
  • Patimenti di Cristo, NT: Mt 16,21; 26,1-27,59 e paralleli; Mc 8,31; 9,12; Lc 9,22; 17,25; Eb 5,8; 7,27; 13,12; 1Pt 2,21-24; 4,1; 1Gv 3,16;
  • Altri riferimenti interni: Mc 10,38; 16,15; At 9,13; Eb 4,15.

Quando si usa nella preghiera questo testo?

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