Giovanni 10

Io sono la porta

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vv. 7-10

7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.
8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi
Sal 2332; 49 | Mi 2,13 | Mt 6,21 | Gv 6; 14,16; 21,15ss. | Eb | Ap 3,20

Io sono la porta, il buon pastore Attraverso Gesù il pascolo e la vita piena

Come nella sezione precedente, l’incipit del primo versetto è ancora “Amen, amen”, “In verità, in verità”. Significa che Gesù sta per pronunciare una parola di rivelazione in tutta la sua autorità.

Nei versetti precedenti Gesù ha insegnato con una similitudine per dire una verità su lui-Dio e sul rapporto con l’uomo, ma i discepoli non hanno afferrato il significato delle sue parole. Di fatto non ha dato alcuna definizione di se stesso in modo esplicito, ma solo insegnato una parola di paragone. Ecco che in questi versetti abbiamo la prima delle similitudini di questo capitolo: lui è la porta del recinto delle pecore.

Da quanto rivela il v. 22 di questo capitolo, siamo nel Tempio durante la festa della Dedicazione ed è inverno. Che vuol dire che Gesù sia la porta? Credo almeno in due sensi immediati possiamo intendere questa espressione: il senso agreste e il riferimento al Tempio. Nel primo Gesù descrive se stesso come colui che tiene al sicuro il gregge e attraverso di lui c’è la garanzia della vita. Attraverso di lui si riceve la vita e la sicurezza, si può essere dentro il recito e fuori nel pascolo ed essere sicuri della sua vigilanza. Chi non vuol far passare la sua vita attraverso di lui ha scelto o un altro pascolo o un altro pastore. Il secondo senso è legato al Tempio: egli è la porta dell’incontro con il Padre come lo è la porta del Tempio ed egli è anche l’agnello immolato nel Tempio per riconciliare in se stesso i figli con il Padre (vedi San Paolo, Ebrei, 1Pietro).

“Là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

“Questa è la sorte di chi confida in se stesso, l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole. Come pecore sono avviati agli inferi, sarà loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanirà ogni loro parvenza: gli inferi saranno la loro dimora” (Sal 49,14-15).

Entrare e uscire attraverso la porta che è Lui è garanzia di vita e salvezza. Come si fa questo? Ascoltando e meditando la Parola, accogliendo e vivendo gli insegnamenti del Vangelo, nutrendosi dell’incontro con Gesù e offrendo la propria vita con la carità come lui ha offerto se stesso.

Il ladro sono le voci che chiamano per rubare ciò che è buono (l’immagine e la somiglianza con Dio), uccidere (togliere la vita che la porta del recinto invece offre), distruggere e disperdere (togliere i punti fermi, disorientare, confondere, far illudere che sia meglio centrarsi su se stessi - vedi il Salmo sopra citato).

Nel tempo di Pasqua troviamo il miglior commento all’ultimo versetto nel prefazio I che recita: “è lui il vero agnello che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ci ha ridato la vita”. Questo ci fa comprendere che avere la vita in abbondanza può significare: avere vita fisica (la risurrezione di Lazzaro nel prossimo capitolo ne è l’immagine) - avere la vita di Cristo (perisson = sovrabbondanza) ovvero la vita che non termina, la vita eterna, poiché suo nutrimento è la comunione perenne del pane vivo che è Cristo (vedi capitolo 6 di questo Vangelo).


Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano evangelico lo troviamo:
Nel Breviario non troviamo questo testo. 

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