Giovanni 20

Mio Signore e mio Dio

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precedente vv. 19-23 | successivo 21,1-8
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vv. 24-31

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Is 53 | Mt 8,3; 9,29; 12,15; 14,36; 18,20; 19,13; 20,34 | Mc 1,42; 3,10; 6,50.56; 7,33; 8,22; 10,13; 16,2 | Lc 5,13; 6,18-19; 8,45; 18,15 | Gv 1,4; 6,40; 11,6; 14,5; 19,34; 20,20; 21,24-25 | At 1,13; 2,42-47; 4,32-35 | 1Gv 1,1

Questi versetti sono direttamente collegati a 20,19-23. L'apparizione del Risorto ai discepoli si rinnova con le stesse modalità della precedente nel primo giorno della settimana, giorno del Signore. Tommaso non era stato presente quella volta e rifiuta di credere alla testimonianza altrui: desidera vedere e toccare il Signore. C'è una certa onestà nella ricerca di fede perché è come disposto a ritrattare le sue affermazioni.

  • Nella comunità e nell’Eucarestia. Gesù era apparso nella comunità nel «giorno uno» (Mc 16,2) della vita nuova. La dimensione comunitaria inizialmente era caratterizzata dal timore dei Giudei (20,19), ma ora è piena della gioia della testimonianza della risurrezione del Signore. Tommaso può incontrarlo perché cerca risposte alla sua domanda di fede all'interno della comunità che vive il ricordo di Gesù. Pur non credendo alle parole, non rifiuta il gruppo perché sa che la sua mancanza è non essere stato con loro fin da subito. Questo accade anche nelle nostre celebrazioni liturgiche. Non siamo tutti nello stesso tratto di cammino interiore, né capaci della stessa conversione contemporaneamente. Ognuno porta con sé il proprio pezzo di storia, lieto o faticoso che sia. Ciò che fa incontrare Dio è la dimensione comunitaria del sostegno reciproco nella preghiera, nella testimonianza e nella concordia (At 2,42-47). Dove due o tre sono riuniti nel nome del Signore, egli stesso è presente lì in mezzo (Mt 18,20).
  • Vedere/toccare e la beatitudine. Tommaso desidera un appagamento esistenziale come il cuore di Maria (20,15). Toccare e vedere è importante, ma per la fede non è sufficiente. Anche altri hanno visto e toccato il corpo di Gesù senza crescere nella fede, anzi rifiutandolo e offendendolo. Mentre era in croce, tutti i presenti hanno visto il corpo straziato, ma quanti hanno compreso l’offerta del servo di Dio (Is 53)? Il soldato lo ha toccato trafiggendolo con la lancia, ma non ha riconosciuto la divinità del Figlio (19,34 - nei paralleli si specifica che si tratta di un centurione e che lui solo, pagano in mezzo a tanti Giudei, riconosce il Figlio di Dio). Le parole di Tommaso vengono riprese letteralmente da Gesù, ma capovolte nel significato e trasformate in beatitudine. È il dono che l’evangelista desidera anche per noi.
  • Il Risorto ferito e trasfigurato. Il Risorto ha le ferite della passione, ma non il sudario e il telo della sepoltura, che invece sono rimasti nel sepolcro (20,5-7). Egli è il crocifisso che offre la vita, senza restituire la morte, bensì vita eterna (Gv 6,40).
  • Prima conclusione. I vv. 30-31 sono una prima conclusione del Vangelo. Rimando a 21,24-25 per il commento e la meditazione.

Tommaso parla della nostra ricerca di fede e dell'impossibilità di vedere e toccare Gesù come accaduto ai primi testimoni. Da quel giorno divenne fedele testimone anche lui (At 1,13). L’evangelista ci consegna la testimonianza della prima comunità cristiana, perché sente la responsabilità della nostra fede: Gesù è la vita (Gv 1,4) e noi siamo beati se lo accogliamo. Dopo aver meditato su questi versetti, è importante pregare per le comunità in cui viviamo: sono esse testimonianza del Risorto? È possibile nei nostri luoghi accogliersi reciprocamente e sostenere i deboli nella fede? Chiedo la grazia al Signore affinché ciò avvenga anche per noi.


Paralleli e approfondimenti

  • Tommaso: Gv 11,6; 14,5. 
  • Toccare Gesù: Mt 8,3; 9,29; 12,15; 14,36; 19,13; 20,34; Mc 1,42; 3,10; 6,50.56; 7,33; 8,22; 10,13; Lc 5,13; 6,18-19; 8,45; 18,15; Gv 20,20; 1Gv 1,1.


Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano evangelico lo troviamo:
Nel Breviario non troviamo questa pericope. 

In altri riti:
  • ...
TAg di riflessione e commento
  • Apparizioni del Risorto
  • Pasqua
  • Cenacolo
  • Comunità
  • Tommaso
  • Incredulità
  • Fede
  • Toccare
  • Vedere
  • Conclusione
  • Testimonianza
  • Beatitudine

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