Sapienza 9

Dammi la sapienza

Sei in > Tutta la Scrittura > Sapienziali e poetici
precedente cap. 8,17-21 | successivo cap. 10,1-14
Ricerca nel Blog
Se cerchi qualcosa, usa questo strumento.

vv. 1-18

1 «Dio dei padri e Signore della misericordia,
che tutto hai creato con la tua parola,
2e con la tua sapienza hai formato l'uomo
perché dominasse sulle creature che tu hai fatto,
3e governasse il mondo con santità e giustizia
ed esercitasse il giudizio con animo retto,
4dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono,
e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,
5perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava,
uomo debole e dalla vita breve,
incapace di comprendere la giustizia e le leggi.
6Se qualcuno fra gli uomini fosse perfetto,
privo della sapienza che viene da te, sarebbe stimato un nulla.
7Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo
e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie;
8mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte,
un altare nella città della tua dimora,
immagine della tenda santa
che ti eri preparata fin da principio.
9Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
che era presente quando creavi il mondo;
lei sa quel che piace ai tuoi occhi
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
10Inviala dai cieli santi,
mandala dal tuo trono glorioso,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
e io sappia ciò che ti è gradito.
11Ella infatti tutto conosce e tutto comprende:
mi guiderà con prudenza nelle mie azioni
e mi proteggerà con la sua gloria.
12Così le mie opere ti saranno gradite;
io giudicherò con giustizia il tuo popolo
e sarò degno del trono di mio padre.
13Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
14I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
15perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima
e la tenda d'argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
16A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
17Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall'alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
18Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza».
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Gen 1,28; 2,7; 31,29; 46,3; 49,25; 50,17 | Es 3,6 | Lv 18,5; 19,18 | Dt 6,5 | 1Re 3,6-9 | 1Cr 28,9 | 2Cr 1,8-10 | Esd 7,25-27 | Gdt 10,8 | Gb 4,19; 12,13 | Sal 25,8; 51,8; 86,16; 116,16; 143,10; 147,5 | Pr 2,6 | Qo 1,1-2; 2,26 | Sir 1,1-10; 42,15; 43,33; 45,26; 47,13 | Is 26,7; 38,12 | Bar 3,29-32.37; 4,4 | Dn 2,20-23; 3,25 | Lc 11,13; 21,15 | Rm 7,14-15; 11,33 | 1Cor 12,8 | 2Cor 4,7; 5,1-4 | Gal 5,17.22 | Ef 3,10 | Gc 1,5 | 2Pt 1,13-14; 3,15 | 1Gv 4,16

BeeBlaLo è gratuito. 

Contribuisci con l'acquisto di "Pienezza" o consigliandolo a una persona amica ⭐️

L’intero capitolo 9 è una preghiera per ottenere la sapienza dono di Dio. La preghiera si ispira alla vicenda narrata in 1Re 3,6-9 e 2Cr 1,8-10, senza esserne un ricalco. L’autore, pur non essendo Salomone in persona, ha ben recepito la storia del re e ne ripropone lo spirito come modello della vera orazione. Nessun uomo può raggiungere da sé la sapienza divina, essa infatti è «nei cieli santi» (v. 10), ma Dio stesso ne fa dono a quanti la chiedono (v. 17; Lc 11,13). Egli è «Signore della misericordia» (v. 1), guarda verso i suoi figli (vv. 4.7) e ne desidera la salvezza (v. 18).

  • Greco senza grecità. Il libro è scritto interamente in greco e non fa parte del canone ebraico. Questa preghiera, però, mostra come l’autore sia profondamente ebreo e lontano dalla grecità. Il primo versetto consegna già diversi indizi. Dio è detto «dei padri». È così che Dio si presentò a Mosè. Egli non è un Assoluto staccato dalla realtà dell’umanità, ma è si è compromesso nella storia. Un greco avrebbe lodato le qualità della divinità o chiesto perdono per il disturbo arrecato. Gli déi greci sono, infatti, staccati dalle vicende umane e devono essere ammaliati, interessati e piegati alle richieste. Il Dio d’Israele è, invece, il Dio dei padri, cioè il Dio che da sempre è vicino alla storia dell’uomo. Misericordia è l’attributo più estraneo possibile alla grecità. Qui si parla delle “viscere” di Dio, che si muovono a compassione per i suoi figli. Il v. 2 cita il comando di amministrare la terra di Gen 1,28 e vi unisce la richiesta di saggezza pratica che Salomone fa in 1Re 3,6. L’uomo e la donna sono a immagine e somiglianza di Dio. Questa verità non significa che possano sostituirsi a Lui. Ecco perché l’orante invoca la sapienza che è ben più dell’intelligenza pratica della richiesta salomonica.
  • Seduta accanto in trono. La sapienza di Dio è seduta accanto al suo trono. Come ho spiegato nel mio libro, al lato - maggiormente alla destra - del re sedeva chi era in pari dignità (figlio, regina, successore scelto) o il consigliere (pp. 136-140). Affermare che la sapienza è seduta accanto al trono di Dio significa che essa partecipa della sua stessa dignità e autorità. Lo pseudo-Salomone richiama il proprio essere re del popolo (v. 7), ma riconosce che la regalità è anzitutto di Dio e che senza il suo consiglio, non vi possono essere giustizia (v. 10), prudenza (v. 11), gradimento ed equilibrio (v. 12). Ciò che leggiamo nei vv. 10-12, sarà richiamato da Paolo nella contemplazione dei frutti dello spirito in Gal 5,22.
    Al v. 16 ci sono due espressioni che ritroviamo nel Vangelo di Giovanni: «cose della terra» e «cose del cielo». Nel colloquio tra Gesù e Nicodemo queste espressioni indicano la provenienza divina di Gesù (nel libro Pienezza leggi il paragrafo su Enoc da pag. 82 in poi). La sapienza divina era «presente alla creazione del mondo» (v. 9b). L’espressione indica un livello qualitativo alto e distante dalla portata umana. La sapienza di Dio non è afferrabile dall’uomo. Come è dunque possibile accoglierla? Riconoscendosi figli e vivendo nell’amore.
  • Antropologia della preghiera. Il modello di persona in queste righe è quella che sa riconoscersi “figlio e figlia” di Dio. Se «mortali» del v. 14 dice la caducità della condizione umana, i binomi «corpo-anima»-«tenda d’argilla-mente» (v. 15) rimandano al pensiero filosofico greco. Come ho detto sopra, lo pseudo-Salomone va oltre la grecità. Infatti, all’argilla, richiamo di Gen 2,7 e Gb 4,19, non è qualcosa da cui liberarsi; la persona è tutt’intera anima e corpo (e spirito). La richiesta della sapienza anticipa quello che la tradizione cristiana riconoscerà nel dono dello Spirito. Essa, infatti, è detta anche suo «santo spirito» nel v. 17. La persona è l’unità della sua esistenza ed è definita anche dalle sue relazioni. Come Salomone ha costruito un tempio al Signore (v. 8), così il Signore si era già preparato un luogo in cui fissare la dimora: il cuore dell’uomo che accoglie lo spirito divino (vv. 6 e 17). Potremmo parlare della sapienza per ore e commentare ogni parola singolarmente, ma dobbiamo fermarci perché non è questo il motivo della preghiera. Essa è un dialogo d’amore tra il Padre e i figli. Ecco allora che l’unico commento che resta è amare Dio con tutto se stessi e il prossimo (Lv 18,5; 19,18; Dt 6,5). Allora sì che si otterrà la sapienza seduta accanto al trono di Dio: perché «chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16).

Il versetto finale sembra più un insegnamento a quanti reciteranno la preghiera, che una nota da consegnare a Dio. È l’uomo che riconosce che il Signore indica il retto sentiero (Sal 25,8) e raddrizza la via deviata (Is 26,7). Senza Lui non c’è salvezza.



Paralleli e approfondimenti

  • Dio possiede e concede la sapienza: Esd 7,25; Gb 12,13; Sal 51,8; 147,5; Pr 2,6; Qo 2,26; Sap 9,9; Sir 1,1-10; 43,33; 45,26; Dn 2,20-23; Lc 21,15; Rm 11,33; 1Cor 12,8; Ef 3,10; 2Pt 3,15;
  • Chiedere la sapienza: 1Re 3; Qo 1,1-2; Sap 9; Gc 1,5.
  • Dio dei padri: Esd 7,27; Gdt 10,8; Sap 9,1; Dn 3,52; 
  • Il Dio di tuo padre: Gen 31,29; 46,3; 49,25; 50,17; Es 3,6; 1Cr 28,9;
  • Dualismo anima-corpo e superamento: Rm 7,14-15; 2Cor 4,7; 5,1-4; Gal 5,17; 2Pt 1,13-14; 
  • Altri riferimenti dal testo: Es 24,16; Dt 30,12-14; 2Sam 7,13; 1Re 5,19; Sal 86,16; 116,16; 143,10; Pr 8,27; Sir 1,1; 42,15; 47,13; Is 38,12; Bar 3,29-32.37; 4,4; Mt 11,27.


"Noi siamo convinti con la tradizione che l’impossibile sia possibile, che cioè l’essere creato è razionalmente dimostrabile; certamente non il modo specifico della creazione, […] ma la necessità d’essere non per sé o da sé, ma ab alio, da cui segue che l’uomo è qualcosa, ma non tutto. […] La finitezza si lascia comprendere solo in contrasto con l’infinitezza, cioè in rapporto alla pienezza eterna dell’essere. La comprensione dell’essere di un tale spirito finito è in quanto tale già sempre apertura dal finito all’eterno".

[Citazione estesa di 
Edith Stein nel testo Essere finito ed essere eterno]

Quando si usa nella preghiera questo testo?

Nella liturgia questo brano sapienziale lo troviamo:
Nel Breviario:
  • ...

In altri riti:
  • ...
TAg di riflessione e commento
  • Sapienza
  • Salomone
  • Chiedere
  • Sedere accanto
  • Saggezza
  • Giustizia
  • Anima-corpo
  • Spirito di Dio
  • Cose della terra
  • Cose del cielo
  • Rettitudine
  • Salvezza

Ultimi aggiornamenti dal blog

1Timòteo 6,11-16 - La buona battaglia

La manifestazione di Dio in Gesù è il segno visibile della carità divina per l'umanità. La vita di Timòteo dà a sua volta testimonianza di Cristo e lo rende presente nell'attesa dell'incontro finale

Continua...
Salmo 146 (145) - Terzo Hallel

Si apre l'ultimo Hallel del Salterio. La lode al Signore è anzitutto racconto delle opere della sua bontà. Egli è il Signore, il re, il primo... eppure sta dalla parte dell'ultimo. Alleluia!

Continua...
Amos 6 - Non siete i migliori

Samaria e Giuda godono e gozzovigliano in ciò che credono dar loro forza, le conquiste e le ricchezze materiali. Non si rendono conto che l'Assiria è alle porte e la morte che porterà sarà una devastazione materiale e spirituale

Continua...
Luca 16,1-8 - L'amministratore disonesto

Il Signore della vita è uno soltanto e noi siamo amministratori del dono che ci fa. Anzitutto della chiamata all'esistenza, poi di tutti i doni creati, tra cui i fratelli. Scaltrezza è non lasciarsi possedere il cuore dalle cose.

Continua...