Deuteronomio 5-6

Perché siate felici

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5,32-33

32Abbiate cura perciò di fare come il Signore, vostro Dio, vi ha comandato. Non deviate né a destra né a sinistra; 33camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore, vostro Dio, vi ha prescritto, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nella terra di cui avrete il possesso.

6,1-3

1Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore, vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso; 2perché tu tema il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni.
3Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il
Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Gen 3,8 | Es 2,7; 20 | Dt 30,12-13 | Gs 22,9 | Ne 8,14 | 2Mac 1,4 | Sal 1; 37,31; 40,9; 48,15; 103,7; 119 | Sap 6,18 | Sir 45,5 | Is 51,7; 55,6 | Ger 11,3; 31,33 | Mc 12,28-30 | At 7,53 | Rm 7,22 | Eb 10,16 | Ap 3,20

    Tra la consegna delle dieci «parole» (5,6-21) e il commento al Decalogo, Mosè fa appello al cuore degli Israeliti, consegnando il primo di tutti i comandamenti (Mc 12,28-30): «Amerai il Signore, tuo Dio» (6,5). I versetti in oggetto segnano il passaggio dalla legge consegnata alla legge vissuta e interiorizzata.

    • Legge consegnata. Mosè è l’intermediario di Dio. Il popolo ha chiesto di ascoltare la parola del Signore, ma ha timore di sentirne la voce e poi morirne (5,25). La misericordia di Dio è nel suo amore per cui ha udito la voce del popolo che gridava a Lui nell’oppressione (Es 2,7) ed è intervenuto a liberarlo. La misericordia di Dio è poi anche nella fedeltà, per cui continua a guidare il popolo attraverso un mediatore, il dono della legge e il dono della terra (Gs 22,9). La legge è donata perché nessuno può salire fino a Dio con le proprie forze o i propri meriti per udirne la voce (Dt 30,12-13); il Signore stesso si fa vicino (Sal 119,151; Is 55,6).
    • Legge vissuta e interiorizzata. L’esercizio della libertà è l’occasione perché la vita del singolo e del popolo intero si riconosca benedetta. Per questo nel dono della legge vi è più di un elenco di precetti e norme. In essa vi è l’occasione di costruire in terra il regno di Dio perché fondata sui rapporti rinnovati con il Signore e con i fratelli. La ridondanza con cui l’autore ribadisce i legami parentali del singolo (i figli e i padri) indica che il modo di vivere fraterno qui in terra è profezia del comune essere l’unica famiglia di Dio.
    • «Perché viviate e siate felici». Il Signore comanda (5,32), prescrive (5,33) e ordina di insegnare (6,1) «i comandi, le leggi e le norme». Il motivo: «perché siate felici» (5,33; 6,3), abbiate lunga vita (5,33; 6,2) e «diventiate numerosi» (6,3). Come può una legge rendere felici? Il salmista anche afferma che meditare la legge di Dio e osservarla dà gioia (Sal 1,2). Per avere risposta, dobbiamo considerare cosa significhino la legge e la felicità per l’Israelita che riceve queste parole. Nella legge, infatti, vi è un significato più grande del nostro diritto. Essa è l’insegnamento di Dio che, nel dono della propria parola, parla al cuore dell’uomo e lo dirige per una via di vita (Sal 1,1) e non di morte (Sal 48,15; Ger 11,3). La felicità è dunque Dio stesso e la vera gioia è godere la sua pace. Ecco perché nei primi undici capitoli del Deuteronomio si ripete come un ritornello «perché tu sia felice». Chi ascolta la parola del Signore, trova la sua gioia nel praticarla (Sal 1,2) perché essa porta a Dio stesso, fonte di ogni bene; Dio solo può appagare il cuore inquieto che egli ha creato (Ap 3,20). Il peccato, di contro, rendendo difficile da parte dell’uomo la relazione con Dio, toglie la possibilità di accorgersi della bellezza della sua presenza e porta l’uomo a nascondersi dal Signore (Gen 3,8).

    «Ascolta» è il primo vero imperativo. Colui che ascolta, accoglie dentro di sé. Ascoltare il Signore è fargli spazio nella propria esistenza, nel quotidiano e nell’esercizio del discernimento. Nell’ascolto e nel mettere in pratica quanto si è udito, si costruisce e coltiva la relazione dei figli con il Padre che è nei cieli.



    Paralleli e approfondimenti

    • Legge donata: Es 20; Ne 8,14; Sal 103,7; Sir 45,5; At 7,53; 
    • Legge interiorizzata: 2Mac 1,4; Sal 37,31; 40,9; 119; Sap 6,18; Is 51,7; Ger 31,33 (cit. in Eb 10,16); Rm 7,22.


    © don Cosimo Quaranta

    Quando si usa nella preghiera questo testo?

    Nella liturgia questo brano lo troviamo:
    • XXXI Domenica del Tempo Ordinario anno B (clicca per le altre letture)
    Nel Breviario ... 

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    • Comandamento
    • Legge
    • Terra
    • Felicità
    • Moltiplicarsi
    • Padri-figli
    • Ascoltare
    • Mettere in pratica
    • Interiorizzare
    • Accogliere

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