1 Pietro 3

Ferventi nel bene

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vv. 17-22

17Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, 18perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.
19E nello spirito andò a portare l'annuncio anche alle anime prigioniere, 20che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell'acqua.
21Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo.
22Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.
© Testo a cura della CEI consultabile su bibbiaedu

Paralleli e rimandi:
Gb 11,8 | Sal 6,6; 30,4; 86,13; 94,17; 139,8 | Sap 2,1 | Qo 9,10 | Sir 21,10; 48,5 | Ct 8,6 | Is 53,11-12; 57,9 | Bar 2,17 | Os 13,14 | Mt 11,23; 16,18 | Lc 1,79; 10,15 | Fil 2,10 | 1Pt 2,21-24 | Ap 1,18; 20,14

Ferventi nel bene (v. 13) è l’invito di Pietro in questa parte della lettera. I cristiani sono chiamati a dare buona testimonianza di fede, anzitutto con la vita buona e anche con la beatitudine di saper sopportare le persecuzioni, come già Cristo ha fatto.

In questi versetti alcune parole gancio aiutano a sviluppare la riflessione sull’attesa che l’anima ha di Cristo e ciò in due sensi: l’anima dei viventi e quelle dei defunti:

  • Spirito: lega i vv. 17-18 ai successivi 19-20. Cristo è morto per ricondurre tutti al Padre, ma il suo spirito è vivo. Lo spirito di Cristo è sceso agli inferi per richiamare le anime in attesa della salvezza.
  • Acqua: lega i vv. 19-20 ai successivi 21-22. L’acqua del diluvio è segno purificatore del male dalla terra e della salvezza concessa a Noè e ai suoi. L’acqua è tipo del battesimo, nuovo lavacro per una purificazione profonda.
  • Il luogo di Dio: lega i vv. 21-22 agli iniziali 17-18. Cristo ha fatto ritorno al Padre e siede Signore della storia, avvocato dei suoi fedeli. Ha sopportato il male ed è morto perché in cambio ricevessimo la sua stessa vita e siamo condotti dove lui è.

Questo schema circolare che intravedo credo aiuti la meditazione di alcune verità fondamentali di fede. Anzitutto l’opera di Cristo è in favore dell’umanità. Non siamo davanti al Dio dei filosofi distaccato e indifferente. Secondo fondamentale è l’antica dottrina dello scambio (nota personale: mi affascina fin dalla tesi di baccellierato). Essa è formulata su base biblica da diversi Padri e scelgo di riassumerla con l’espressione di Leone Magno: “seguendo Cristo nostro unico maestro che si è fatto ciò che noi siamo per elevarci a ciò che lui è”. Atanasio, Ireneo, Agostino, Padri precedenti e successivi a Leone, hanno indagato e illustrato questo mistero.

Alcune parole chiave del testo:

  • Le anime prigioniere / gli inferi. Gli inferi, luogo di raccolta delle anime dei defunti, è citato in tutta la Scrittura, ma mai dettagliatamente descritto poiché è impossibile un contatto per un vivo o il ritorno per un defunto (Sap 2,1). Solo Dio è superiore alla morte e può concedere ai suoi santi la grazia dell’impossibile (Sir 48,5). I regni dei vivi e dei morti sono separati e spesso gli inferi sono termine di paragone per esprimere forte peso o dolore, quasi la morte (Is 57,9, Sal 30,4; 86,13; 94,17). Per Cafarnao incredula è una condanna (Lc 10,15; Mt 11,23) e anche Pietro scrive dei condannati per incredulità (v. 20). Con la morte e risurrezione di Cristo gli inferi ospitano la speranza. Cristo stesso scende per illuminare “chi sta nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,79).
  • Il battesimo. La catechesi di Pietro ci aiuta ad approfondire quella paolina in Rm 6. Cristo porta un battesimo che non lava l’esteriore, ma rinnova profondamente la vita di chi gli è unito. È un mistero di partecipazione alla sua morte e risurrezione. Da questa unione la vita credente è innalzata ovvero redenta. La morte di Cristo è la firma definitiva all’assunzione della nostra mortalità (Is 53,11-12; 1Pt 2,21-24).

Paralleli e approfondimenti

  • La perfezione di Dio è maggiore degli inferi (Giobbe 11,8; Salmo 139,8; Cantico 8,6; Osea 13,14; Matteo 16,18; Filippesi 2,10; Apocalisse 1,18; 20,14)
  • Lontananza da Dio negli inferi (Salmo 6,6; Qoèlet 9,10; Siracide 21,10; Baruc 2,17)

© don Cosimo Quaranta

Quando si usa nella preghiera questo testo?

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