Numeri 6,22-27 - Benedizione di Aronne

Numeri 6,22-27 - Benedizione di Aronne

Numeri 6,22-27
Benedizione di Aronne


22Il Signore parlò a Mosè e disse:

23«Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: «Così benedirete gli Israeliti:
direte loro:

24Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
25Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
26Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace».

27Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

(Bibbia CEI 2008)

Commento:

Numeri 6,22-27


La benedizione di Aronne è entrata nella storia spirituale della tradizione ebraica e cristiana e ne ha plasmato pratiche, linguaggi e teologia. I versetti conclusivi di questo capitolo sembrano una parentesi tra elenchi, norme e prescrizioni. Sono tra le consegne più care che l’autore sacro desidera trasmettere agli ascoltatori e ai discendenti. Se nei versetti dei cap. 5,1-6,21 si è insistito molto su purezza, voti e nazireato, con le parole di benedizione si ricorda che Dio è il fondamento di tutto e nel volgersi a Lui c’è salvezza.

  • Dal Signore a Mosè, ad Aronne, ai figli, a tutto il popolo. Il Signore - che è il Benedetto - è la fonte della vita. Gli autori sacri della Genesi attribuiscono a Dio come primo dire verso la realtà creata la benedizione. Nell’umanità creata a sua immagine Dio consegna la benedizione e chiede di essere segno di benedizione, di far crescere la vita ricevuta in dono. In Gen 1,22 benedice gli animali, mentre in Gen 1,28 l’uomo e la donna e a tutti comanda: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,22.28). Egli che è l’autore della vita, dona la vita e chiede che questa sia custodita e accresciuta. La struttura poetica di questi versetti ci consegna un movimento in crescendo: da Dio a Mosè e per contagio a tutto il popolo. Il popolo, poi, è segno di benedizione per tutto il mondo (Zc 8,23), come comprenderanno gli apostoli di Gesù nel mandato missionario (At 3,6).
  • Custodire, illuminare, rivolgersi, dare pace. La benedizione non è un augurio legato alla superstizione per avere fortuna nelle azioni e tenere lontano il disastro. La benedizione è l’essere costantemente presenti in Dio e Dio in noi (sia santificato il tuo nome… come in cielo così in terra; Mt 6,9-10). Il legame è intimo e tra intimi. Credo che l’immagine più efficace per comprendere sia quella gesuana della vite e i tralci (Gv 15,5). Dio è il custode (Sal 121), Dio è la luce (Sal 18,29; 119,105; Ap 22,5), Dio è la pace (1Cr 12,19; Sal 85,9; Sir 1,18; Ef 2,14). Le benedizioni sono un crescendo di grazia divina su colui e colei che le riceve.
  • Pace. Quando lo sguardo di Dio e dell’uomo si incontrano (ma molto di più è lo sguardo di Dio che produce il buon effetto), ecco che c’è la pace. Pur nella dissomiglianza di grandezze tra l’agire umano e l’agire divino, entrambi sono protagonisti della pace. L’uomo impara ad amare come Dio e quindi a vivere la pace, la riconciliazione e la comunione. Quando Caino rifiuta di riconoscersi custode del fratello (Gen 4,9), scopre Dio che è custode della sua vita (Gen 4,15) perché ama tutti (Sap 11,23-26). Chi ha il volto rivolto verso il volto di Dio, può imparare la pace e tornare a custodire i fratelli e le sorelle (Is 17,7). La tradizione ebraica della Berakhà riprende Nm 6,22-27 e fa comprendere come non esista altro veicolo di benedizione che non sia la pace (Sal 29,11). Chi desidera la benedizione divina, deve desiderare, costruire e offrire la pace. Chi non vive la pace, non gode e non trasporta benedizione alcuna (2Mac 1,4; Pr 12,20).

Come sarebbe diverso il mondo e come sarebbe più lieta la storia, se tutta l’umanità vivesse rivolta verso l’amore e la misericordia di Dio e imparasse a vivere la pace. Per donare benedizione e pace occorre vivere rivolti verso Dio, come Cristo (Gv 1,18; 2Cor 13,11; Fil 2,5). La pace, infatti, non è come la dà il mondo, che elimina il nemico e chiama pace il deserto, ma come la dà Cristo che offre se stesso, segno di amore totale (Gv 14,27).


Il Signore è il Benedetto: Gen 9,26; 24,27; Es 18,10; Rt 4,14; 1Sam 25,32.39; 1Re 1,48; 8,15.56; 10,9; 1Cr 16,36; 29,10; 2Cr 2,11; 6,4; 9,8; Esd 7,27; Ne 9,5; Tb 3,11; 4,19; 8,5.15; 11,4-17; 13,2.16-18; Gdt 13,17-18; 1Mac 4,30; 2Mac 1,17; Gb 1,21; Sal 28,6; 31,22; 41,14; 66,20; 68,20.36; 72,18; 89,53; 103-104; 106,48; 113,2; 124,6; 135; 144-145; Sir 50,29; Dn 2,20; 3,52; Mc 14,61; Lc 1,46-55.64-79; Rm 1,25; 9,5; 2Cor 1,3; 11,31; Ef 1,3; 1Pt 1,3;

Dio benedice: Gen 1,22-28; 2,3; 5,2; 9,1; 25,11; 28,3; 49,25; Dt 14,29; 23,21; 24,19; 30,16; Rt 2,4; 1Cr 17,27; 2Cr 31,10; Sal 67; 107,33; 115,12; 128,5; 134,3; 147,13; Pr 3,33; Lc 24,51.

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